Dopo 60 anni torna “I FIDANZATI DELLA MORTE”

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La temeraria Milano-Taranto, il Motomondiale a Monza, i folli sidecar e le meravigliose Guzzi, Gilera e Norton, nel film del 1956, perduto e oggi riscoperto, che dipinge a tutto gas il mondo delle corse del tempo.
Il film “I fidanzati della morte” che verrà proiettato venerdì 9 settembre alle ore 18,00 è un film orfano, dimenticato per decenni, girato da Romolo Marcellini, candidato all’Oscar del 1961 per “La Grande Olimpiade”, e ritrovato grazie a una lunga ricerca dalla Rodaggio Film, che scova e distribuisce storie cinematografiche dedicate alle due ruote.
Una pellicola moderna e spettacolare, che racconta con ritmo serrato il mondo in rapida trasformazione delle corse su moto negli anni ’50: con molte scene dalla mitica e durissima Milano-Taranto, lo spettacolo scomparso del muro della morte italiano, le gare di sidecar “per soldi” sulle dirt track tedesche, la galleria del vento della Guzzi di Mandello del Lario, l’inconfondibile circuito di Monza su cui si disputano i duelli più feroci. E un cast che comprende molte delle più popolari stelle delle corse di quegli anni, tutti partecipanti al Gran Premio Motociclistico delle Nazioni del 1956: piloti ispirati e coraggiosi, come Geoff Duke o Liberato Liberati, Dickie Dale, Albino Milani, e ancora Bill Lomas, Ken Kavanagh e Keith Campbell, Stanley Woods, Enrico Lorenzetti, Reg Armstrong, tutti primatisti e campioni sulle Guzzi di allora.
Grande spazio è dato alle sfide progettuali e alle strategie di gara.
LA TRAMA
Il motociclista Carlo Benni, vincitore di alcune gare, in dissidio col direttore tecnico ing. Angelini, lascia la casa di produzione “Zetavu” (che ricorda senza troppi misteri la grande MotoGuzzi vittoriosa di quegli anni) e passa alle dipendenze del proprio suocero Lorenzo, rappresentante di un’altra casa, la piccola e promettente “Fulgor”. Carlo si infatua di Lucia, la figlia dell’ex principale, e la passione gli fa abbandonare la moglie, ex stella del “muro della morte”, e il suocero. La relazione con la giovane finisce però poco prima dell’inizio della Milano-Taranto. In seguito ad un pauroso incidente nell’ultimo chilometro, Benni non soltanto non vince la gara su strada più famosa del tempo, ma incorre nella squalifica. In Germania, dove si è recato per partecipare a folli corse su pista di terra battuta, lo raggiunge la moglie, che gli è compagna in una gara di sidecar. Anche grazie alla vincita in denaro Benni riscatta un prototipo innovativo del suocero Lorenzo, ad iniezione diretta: la “Freccia”, costruita per la gara di Monza. Qui Benni ha per avversario l’ing. Angelini, ex pilota, in gara su un prototipo simile ma ancora non messo perfettamente a punto. Il pericolo lo attende alla fantomatica Curva Parabolica del circuito monzese, ai tempi detta Curva del Porfido…

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