Compagni di strada, maestri di vita…

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Da appassionato del mondo Guzzi, sono stato piu’ volte a Mandello del Lario alla ricerca di curiosita’ e di
informazioni prese in prima persona direttamente da chi, gli anni d’oro della Guzzi, li ha vissuti sulla pelle
lavorando nella fabbrica dell’ala d’orata italiana. Cosi’ nel tempo ho potuto incontrare, conoscere e fare amicizia
con persone meravigliose, speciali. Persone che hanno iniziato il loro percorso lavorativo in Guzzi in giovane eta’
e hanno percorso insieme al marchio lariano tutta la strada lavorativa fino al pensionamento accumulando un
bagaglio di esperienza enorme e unico.
Io ho avuto il privilegio di conoscere queste persone, di fare un piccolo pezzo di strada insieme a loro e di
ascoltare tutto cio’ che avevano da dire sulla loro esperienza in Guzzi rivelando una saggezza sconosciuta al
mondo di oggi nel campo lavorativo.

Luigi Forni, era famoso nel mondo dei guzzisti perche’ era lui che generalmente ti accoglieva presso il museo
Guzzi in via Emanuele Vittorio Parodi. Aveva lavorato una vita intera nel reparto ricerca e sviluppo della Guzzi.
Li si facevano i collaudi di resistenza delle parti progettate e si studiavano nuovi materiali per costruire le moto.
Era un mondo affascinante, con tanto di laboratori dove si stressava un componente che ti arrivava dall’ufficio
progetti per verificarne la resistenza e la possibilita’ poi di montarlo su una moto. Ed era fiero del suo lavoro
che spesso lo portava a contatto con i tecnici e i piloti che poi testavano i pezzi da lui approvati in pista.
Una volta in pensione, il Forni e’ rimasto a stretto contatto con la Guzzi ed e’ diventato attraverso il club Carlo Guzzi,
curatore del museo Guzzi presso lo stabilimento di Mandello del Lario. Conosceva la storia di ogni singola
motocicletta esposta nel museo.

Federico Mapelli era entrato in Guzzi giovanissimo e aveva fatto la scuola interna di arti grafiche che lo avevano
portato a lavorare nel reparto verniciature. Ai suoi tempi non c’erano adesivi o etichette e tutte le scritte venivano
fatte a mano libera. Lui era un “filettatore” e con i suoi pennelli realizzati a mano in crine di cavallo ha dipinto i
filetti dei serbatoi delle V7, le scritte dei 60.000 Cardellini venduti e il celebre gallo dipinto sullo scudo del Galletto
e non meno importante ha dipinto gran parte delle scritte Moto Guzzi con sotto l’aquila. Una volta in pensione ha
continuato la sua attivita’ restaurando i filetti dei serbatoi per molti collezionisti e restauratori sino alla fine dei
suoi giorni.
Era un piacere sentirlo parlare di come ai suoi tempi tutto si facesse a mano e di quanto i dipendenti fossero felici
e orgogliosi del loro lavoro. Realizzo’ anche molti allestimenti per le fiere internazionali dove la Guzzi espose le
sue moto. Fu anche un abile calciatore in gioventu’ inserito nella squadra di calcio della AC Guzzi.

Andrea Graziano Trincavelli, per tutti Graziano era una persona speciale.
Aveva lavorato presso il reparto attrezzeria della Guzzi dove arrivavano tutti i pezzi finiti per assemblare una nuova
moto da mettere in produzione e con particolari macchine si controllava la bonta’ dei materiali anche sottoponendoli
a carichi di rottura. Spesso era a contatto con il “Taj” Carlo Guzzi in persona che girava continuamente per i reparti.
Il Guzzi, diceva Graziano, amava la sincerita’ e la premiava, se eri bravo facevi carriera.
Quando aveva il berretto pressato in testa, bisognava stare in campana perche’ se ti beccava a fare nulla ti
riprendeva verbalmente parlando in dialetto mandellese.
Ma Graziano era custode anche di un tesoro per i Guzzisti di tutto il mondo. Lui era il nipote del fabbro di Mandello
detto “Ferée” Giorgio Ripamonti e abitava sopra a quella stessa officina dove nel 1919, un giovanissimo
Carlo Guzzi assieme al Ripamonti realizzo’ il prototipo della G.P. 500 oggi esposta al museo della fabbrica,
che diede poi vita alla Moto Guzzi nel 1921. Quell’officina e gli stessi attrezzi usati per realizzare la prima
Guzzi sono ancora li a Mandello oggi custoditi dal pronipote Giovanni Trincavelli, per tutti il “Gechi”.

La strada non e’ solo un pezzo d’asfalto ma e’ la vita stessa per un motociclista o un appassionato. E la passione
ti porta a a muoverti e fare nuove conoscenze. Quando ho comprato la mia prima Moto Guzzi sapevo di non aver
comprato solo una motocicletta ma ho avuto la possibilita’ di entrare nella storia del motociclismo che si cela
dietro al grande marchio italiano con l’aquila d ‘orata sul serbatoio e ho potuto conoscere le persone che hanno
lavorato e contribuito a rendere la Guzzi famosa nel mondo. Mandello e la Guzzi sono una cosa sola.
Il Forni, il Mapelli e il Trincavelli parlavano della Guzzi con gli occhi umidi e pieni di amore, raccontando quanto
per i loro tempi la Guzzi come la Olivetti di Ivrea fossero aziende all’avanguardia. La Guzzi non era solo una
fabbrica di motociclette ma un mondo che muoveva una economia e un indoto che dava lavoro a oltre 2000 famiglie
tra operai e fornitori. All’interno della fabbrica c’erano le scuole di avviamento al lavoro, il medico, il dentista,
un supermercato per i dipendenti a prezzi agevolati, c’erano numerose associazioni sportive e bande musicali
che portavano il nome Guzzi. C’erano le colonie estive, il villaggio Guzzi con le case per i lavoratori che venivano
da lontano.
Per comprare casa non serviva il mutuo come oggi, bastava chiedere in azienda e ti facevano un prestito che
veniva rateizzato sulla busta paga. C’erano i premi per i dipendenti modello e per chi portava migliorie con nuove
idee era previsto un premio economico.
Quello che mi ha colpito di piu’ e’ che nelle mie interviste tutti e tre i protagonisti che furono testimoni diretti di
questi giorni lieti dell’industria lariana terminarono con questa frase:
” Deve sapere che per noi, lavorare in Guzzi era motivo di vanto e orgoglio. Un vero e proprio onore”.
E se penso ai giorni d’oggi su come siamo messi con il mercato del lavoro mi vien tristezza e penso a quanto
siamo tornati indietro e a quanto erano grandi le imprese italiane nel secolo scorso.
Per me e’ stato un vero onore aver potuto incontrare e conoscere Luigi Forni, Federico Mapelli e Graziano Trincavelli,
persone d’altri tempi, di grande onore, maestri di vita. Ho avuto il privilegio di incrociare con loro un pezzo di strada
della mia vita e portero’ con me per sempre il loro ricordo con la consapevolezza che pur avendo perso una memoria
storica collettiva importante con la loro morte almeno una piccola parte del loro sapere mi e’ stata donata da loro e
ne saro’ custode nel tempo.

Matteo Lenarduzzi

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